NOTE AL PROGRAMMA DEL CONCERTO “ANTICHI FASTI”
sabato 29 marzo 2025, ore 18,30 - Duomo di Tarquinia
Antonio Rossini: 2 marce per organo. Omonimo e più o meno coevo del più famoso compositore pesarese, questo originale musicista lombardo ha scritto molta musica organistica nello stile orchestrale e operistico, come era d'uso all'epoca e come avremo modo di ascoltare questa sera anche da altri autori. L'opera era all'apice del successo in Italia e in Europa, tanto che il popolo chiedeva di ascoltare le arie più famose anche in chiesa. Gli organi come il nostro venivano dotati di suoni che imitavano gli strumenti dell'orchestra o di una banda, con tanto di percussioni e campanelli. Un esempio di questa pratica diffusa ci viene proprio da Tomasi di Lampedusa quando, nel suo Gattopardo, l'organista di Donnafugata suona la romanza "Amami Alfredo" di Verdi, all'ingresso del principe di Salina nel duomo del piccolo paese.
Francesco Capocci: 2 marce per banda "La mia patria" e "Speranza". Francesco Capocci è stato un maestro dì cappella tarquiniese nell'800. Quando il Comune di Corneto si accorse del suo talento musicale, fu mandato con una borsa di studio a formarsi nel Regio Conservatorio di Napoli, dove studiò con Donizetti. Quest'ultimo fu sicuramente ispirato dal toponimo del suo paese di provenienza, capace di evocare storie di tradimenti ed equivoci tipici dell'opera buffa, quando scrisse il "Don Pasquale...da Corneto", appunto! Durante i moti rivoluzionari fu esiliato per motivi politici a Toscanella (Tuscania) e lì compose queste due marce dal titolo così significativo, che lasciano immaginare tutto il desiderio di ritornare al suo luogo d'origine.
Cesare Carletti: Kyrie dalla messa breve per l'inaugurazione dell'acquedotto a Cornetto nel 1903. Cesare Carletti, musicista originario di Fabriano, era il fratello dell'avvenente soprano Anna Carletti, che venne a cantare nel teatro comunale di Corneto e stregò l'organaro civitavecchiese Camillo Del Chiaro (autore dell'organo del Suffragio), il quale in quei giorni stava restaurando l'organo del duomo. Cesare Carletti, oltre a ricoprire l'incarico di maestro di cappella del duomo di Tarquinia, fu anche l'inventore del moderno sgabello per il pianoforte, l'odierna panchetta regolabile usata dai pianisti di tutto il mondo.
Francesco Capocci: "Qui tollis", per soprano, coro e organo. È una parte testuale dell'Agnus Dei, la sezione della messa in cui il popolo invoca la pace e la pietà per i propri peccati. Capocci raggiunge in questo brano, che somiglia tanto a un'aria d'opera, un alto livello di espressività attraverso modulazioni dal tono maggiore al minore e viceversa, e cambi di tempo continui. La melodia che si dipana sopra un accompagnamento sommesso del coro e dell'organo, salvo esplodere poi nel finale, è di una liricità molto vicina al gusto della sua epoca e alle potenti linee vocali di Verdi o Donizetti, il suo maestro.
Luca Purchiaroni: Missa prima in honorem Sanctae Margaritae, per coro a 4 voci, 2 trombe e organo. È un umile tentativo, da parte dell'attuale organista della diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, di inserirsi nel solco della dignitosa tradizione musicale tarquiniese, che risale al 1600 e che non ha mai smesso di esistere. Una tradizione che sopravvive ancora oggi soprattutto grazie all'instancabile lavoro di Walter Rosatini, che ha assunto la direzione della cappella musicale, sempre aperta all'apporto di giovani cantori che diano nuova linfa vitale al coro. Per questa occasione è stato invitato a cantare anche il coro della Nova Schola Cantorum di Nepi, diretto dal maestro Laura Ammannato, che dopo la messa di Purchiaroni eseguirà da solo un brano a cappella: "O sacrum convivium" di Luigi Molfino.
Pietro Mascagni: Intermezzo dalla Cavalleria rusticana, per banda. È un brano celeberrimo, con una melodia così coinvolgente e cantabile che lo stesso compositore ha poi trasformato in una bellissima e commovente Ave Maria. La banda eseguirà poi un’altra Ave Maria famosissima, questa volta cantata dal soprano Giulia Gabrielli: l'Ave Maria di Charles Gounod, composta inizialmente come una semplice linea melodica che si innesta sul primo preludio dal clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach.
Giuseppe Verdi: La vergine degli angeli, da La forza del destino. Un brano divenuto celebre come tante altre arie del compositore italiano, simbolo del Risorgimento civile e culturale di una nazione che stava lottando per l'indipendenza, e che trovava nella musica la sua forza e la sua espressione più intima delle proprie idee liberali. È una preghiera che in questo momento è particolarmente sentita da tutti coloro che cercano la pace vera e l'armonia, tanto quella tra le note musicali quanto quella tra tutti i popoli della Terra.
Speriamo che questo primo Festival Iubilemus Deo, dedicato all'organo restaurato, abbia suscitato un interesse verso questo patrimonio che rischiavamo di perdere, senza quell'attenzione necessaria a mantenerlo vivo. Un patrimonio musicale, culturale e storico ricchissimo, che pian piano vorremmo riscattare dall'oblio nel quale è rimasto per troppo tempo e che vorremmo restituire alla comunità che lo ha ereditato.
Giulia Gabrielli è accompagnata dalla banda Setaccioli e dai cori di Nepi e Tarquinia riuniti.
Tarquinia è una città che è sempre stata percorsa dalla musica, sin dalle sue origini etrusche. Questa indagine storica testimonia di una vivacità culturale davvero peculiare che non si è mai placata, anzi, ha prodotto, a ben vedere, risultati inimmaginabili. Nel corso di quattro secoli, artisti di chiara fama hanno dato lustro a questo crocevia tirrenico, che si arricchisce ora di un altro patrimonio: quello musicale. Nella Cattedrale di Santa Margherita hanno prestato il loro ingegno musicisti come Angelo Berardi, Giovambattista Bianchini, Carlo Sodi o Tullio Cima, per citare i più celebrati, ma anche tanti altri che non hanno avuto la stessa fortuna, come il pesarese Terenzio Geminiani (che perderà la vita al fianco di Garibaldi) o gli autoctoni Francesco Capocci e Giovanni Dasti, forgiati nella scuola di Donizetti il primo e di Rossini il secondo. Altri tarquiniesi, invece, come l’arcade Giuseppe Petrosellini – musicato da Mozart – o Giacomo Setaccioli – compositore raffinatissimo – dovrebbero già sedere nell’Olimpo musicale. Non c’è da stupirsi, quindi, se si scopre che proprio a Tarquinia è stato inventato il moderno sgabello per il pianoforte. A dar voce a questo racconto ci sono poi i tanti organi a canne disseminati nelle chiese del centro storico, testimoni viventi di un passato che ha, indubbiamente, ancora molto da dire.
La prefazione è a cura di Guido Barbieri, docente di Storia della musica, critico musicale, drammaturgo e voce assidua di Rai Radio 3.
Acquistabile su tutti i bookstore online.
Pubblicato nel 2020 da Youcanprint, cod ISBN 9788831688048, 262 pagine.
Thomas Roseingrave, un modesto musicista irlandese che strinse un profondo legame con Domenico Scarlatti, conserva tutte le lettere dell’amico, nonostante quella sua crudele richiesta di distruggerle una volta lette. In punto di morte, decide di rivelare questo segreto al mondo, per fare finalmente luce sul musicista più geniale da lui conosciuto. Questo carteggio immaginario, basato scrupolosamente sui pochi dati biografici in nostro possesso, costituisce il pretesto per ripercorrere le tappe più salienti della vita di Scarlatti in Spagna ed è il leit motiv di questo monologo. I vari episodi raccontati sono scanditi, sulla scena, dalle sonate di Scarlatti per clavicembalo, talora accompagnate da sfrenate danze popolari interpretate dalla stessa Maria Barbara, la sua regale allieva.
E' valido tanto per una piacevole lettura quanto per chi voglia realizzare uno spettacolo-concerto, coinvolgendo un clavicembalista, un attore e una ballerina di flamenco.
Pubblicato e acquistabile da Amazon (anche in eBook). Cod ISBN 9798635558249
Storia di una banda musicale tra le più antiche d'Italia, giunta fino ai giorni nostri tra mille difficoltà, grazie alla caparbietà dei cittadini e alla passione dei tanti suonatori che ne hanno fatto parte, nonché dei vari maestri che si sono avvicendati alla sua direzione. Maestri che il Comune, d'accordo con la Diocesi, ha sempre estratto dal mazzo, per garantire la migliore qualità possibile. In pochi sanno che anche il giovanissimo Vincenzo Cardarelli ne fece parte, il quale si arricchì di un'esperienza che rimase scolpita per sempre nella sua memoria di poeta. Fu soltanto nel 1931 che la formazione mutuò il nome dal musicista locale Giacomo Setaccioli, professore di Composizione a Santa Cecilia e, poi, direttore del Conservatorio di Firenze. Antichi documenti d’archivio e rare riproduzioni fotografiche aiuteranno il lettore a calarsi in un'atmosfera d'altri tempi, di una città che, in fin dei conti, non è cambiata molto da quegli anni lontani. Più di un tarquiniese scoprirà di avere avuto un parente tra quei volti e quei nomi salvati dall'oblio attraverso questa pubblicazione, fortemente voluta dalla stessa Banda in vista dei festeggiamenti del bicentenario e dall'Università Agraria. Oggi come allora, la Banda Setaccioli rappresenta un punto di riferimento a Tarquinia, per chi ama la musica dal vivo e per chi si voglia avvicinare a uno strumento a fiato.
Pubblicato da Youcanprint nel 2020,cod ISBN 9788831682817
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Di Empedocle Imbrò, a cura di Laura Ammannato e Luca Purchiaroni
Una vicenda poco studiata, quella dei prigionieri italiani durante la 2a Guerra Mondiale. Uomini che hanno combattuto in nome di un’Italia che al loro ritorno non c’era più o, almeno, era profondamente mutata. Una lunga prigionia, che ha messo a dura prova gli equilibri psico-fisici di quei giovani, già compromessi da una guerra combattuta in netto svantaggio sin dall’inizio. E che è stata ingiustamente protratta, dopo la cessazione delle ostilità, per motivi ancora tutti da chiarire. Attraverso la singolare testimonianza del tenente siciliano Empedocle Imbrò (1904-1965), catturato dagli inglesi in Nordafrica, scopriamo cosa significasse vivere in quelle condizioni estreme: dalle calde e umide latitudini di Bangalore fino a Yol, ai piedi dell’Himalaya. In questo diario, impreziosito dai disegni, egli si mette a nudo per raccontare l’uomo che ha creduto incondizionatamente in un ideale destinato a crollare suo malgrado; l’uomo che ha superato la disperazione grazie alla creatività e all’amore per la sua famiglia. Empedocle ci lascia un grande insegnamento, di cui la società contemporanea ha un enorme bisogno per non ripetere vecchi errori.
Pubblicato da Youcanprint nel 2021, ISBN 9791220315524, pagine 364,
illustrate.
Acquistabile sul sito di Youcanprint e su tutti i bookstore online (ibs, mondadori, amazon, ecc.).
[Dalla quarta di copertina] <<L'avventura di un musicista alla scoperta della Valsassina e dei suoi fantastici paesaggi, dei suoi colori, odori, sapori e soprattutto suoni, che hanno ispirato la stesura di questo originale quanto emozionante diario di viaggio. Non c'è niente da fare, quel ramo del lago di Como continua a esercitare un fascino irresistibile e a far scorrere "fiumi" di inchiostro, nonostante la siccità e la vita frenetica e sempre più tecnologica dei nostri giorni.>>
[Dalla Premessa] <<Sono un musicista – per la precisione organista e clavicembalista – che per caso, o per scelta del destino, si è trovato quest’estate a trascorrere tre settimane in Valsassina, ospite di una generosa famiglia che neanche conoscevo. Avevo un bisogno atavico di stare da solo per un po’, lontano dalla famiglia e dalle preoccupazioni quotidiane. Qualcuno ha raccolto questa mia richiesta di aiuto e ha messo in moto una macchina organizzativa che ha funzionato come un orologio. È a queste persone che dedico il mio diario di viaggio.
Devo dire che, tra queste montagne, solo non mi ci sono mai sentito. Ogni giorno è stato diverso dall’altro; ogni giorno facevo almeno una scoperta, più o meno sensazionale; ogni giorno mi sembrava il più bel regalo che potessi ricevere. È stato come aver festeggiato ventun volte di seguito il mio compleanno.
Così, ho deciso di lasciare una traccia di questa memorabile esperienza, per me stesso e per chi volesse vivere o rivivere questi luoghi fantastici che ho avuto l’opportunità di conoscere. Ovviamente, data la mia passione per la musica, molte delle mie impressioni ne risentono. Ma spero che questo venga considerato un valore aggiunto da chi, nella sua vita, non ha avuto la possibilità di avvicinarsi all’arte dei suoni. Ci tengo comunque a precisare che non uso un linguaggio troppo tecnico e quindi non è necessaria un’alfabetizzazione musicale per comprendere il significato di ciò che scrivo.
La parola “solo”, nel titolo, l’ho scelta proprio per la sua stimolante ambivalenza. Può infatti essere intesa sia come aggettivo che come avverbio, ma anche come termine musicale, se ci riferiamo a quel momento del concerto in cui il singolo strumento si affranca dall’orchestra, per suonare in libertà.
Con queste poche e distillate righe, spero quindi di riuscire a trasmettere almeno un po’ dell’entusiasmo suscitato in me da questa vacanza e di invogliare chi le leggerà a cercare sempre il lato bello della vita che, a volte, si nasconde dove meno ce lo aspettiamo.>>
Acquistabile online anche in versione ebook.
"...DISCESE AGLI INFERI"
Meditazioni musicali sul Triduo Pasquale
Domenica 17 marzo ore 18,30 Chiesa di Santa Lucia delle Benedettine, Via Umberto I, Tarquinia
Sabato 23 marzo 2024 ore 18,30 Chiesa dell'Immacolata concezione, Civitavecchia (Rm)
Lunedì 25 marzo 2024 ore 19,45 Chiesa di Santa Chiara, P.zza dei Giuochi Delfici, Roma
Maria Asta Soprano
Donato Salvatore Cambò Flauto traverso
Luca Purchiaroni Organo
PROGRAMMA MUSICALE
1° BRANO – Bach: Preludio al corale “Durch Adams Fall ist ganz verdebt” BWV705 («per la caduta di Adamo tutto è perduto»), organo
Pilato disse: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». 13Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». 14Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». 15Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
16Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. 17Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. 18Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». 19E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. 20Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
22Condussero Gesù al luogo del Golgota, che significa «Luogo del cranio», 23e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. 24Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso…
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio
2° BRANO CANTATO: - "Tenebrae facte sunt" (gregoriano), monache
Da un’antica omelia sul Sabato Santo
Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo:
«Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
3° BRANO – Bach: aria “Seele, deine Spezereien” (dall’Oratorio di Pasqua), per soprano, violino, organo
Traduzione del testo cantato:
«Oh anime, le vostre spezie / Non saranno più mirra
Perché solo / Con risplendenti corone d'alloro
Potrà placarsi il vostro struggente desiderio.»
Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura.
4° BRANO - Bach: “Zerfliesse mein Hertze” (“Sciogliti o cuore, in fiumi di lacrime”, dalla Passione secondo S. Giovanni) per soprano, flauto e organo.
Testo cantato:
«Sciogliti, o cuore, in fiumi di lacrime ad onore dell'Altissimo.
Racconta alla terra e al cielo la tua miseria: Gesù è morto!»
Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all'albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell'inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
5° BRANO – G. F. Handel “Chi sprezzando il sommo bene” (dall’Oratorio Passione), per soprano e organo
Testo cantato:
«Chi sprezzando il sommo bene / Colpe a colpe accumulò
Pensi a crude e giuste pene / Se il mal frutto maturò.»
Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».
6° BRANO - Bach: “Ich folge dir gleichfalls” (“Io seguirò le tue orme”, dalla Passione secondo S. Giovanni) per soprano, flauto e organo